domenica 31 maggio 2009
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TANS
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4:47 PM
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mercoledì 25 febbraio 2009
Quando la pubblicità fa cagare è colpa dei pubblicitari e non dei committenti
C’è una tendenza in atto da qualche tempo, a voler stupire a tutti i costi. Vorrei qui proporre una riflessione sulla relazione tra tre concetti: stupore (noi pubblicitari parleremmo di impatto, mentre i clienti apostrofano questa espressione con “una campagna creativa”, come se quest’ultime non fossero mai esistite) effimero ed autoreferenziale, poiché un nesso tra le tre parole c’è ed è forte, ed è opportuno parlarne ancorché in tempi di cambiamento.
Stupire a tutti i costi è un compito della pubblicità? In barba alle più elementari regole e a quanto Ogilvy ci ha lasciato in eredità (già ma chi era costui che diceva: “non scrivere mai un annuncio che non faresti leggere alla tua famiglia. Non mentiresti a tua moglie e allora non farlo con la mia) mi pare che i pubblicitari (anche questo appare come termine desueto, agli addetti ai lavori piace comunicatori) abbiano dimenticato qual è il ruolo che hanno e quale è la responsabilità che si assumono nei confronti del committente e del consumatore.
Ora so che questo ragionamento rischia di sembrare anti-creativo o potrebbe sembrare una sterilizzazione degli slanci che persino le nuove tecnologie hanno generato in tutto coloro che fanno un mestiere che ha a che fare con il comunicare, tuttavia esiste una questione di fondo che da sempre i comunicatori in forma intima o collettiva (poco per la verità in collettivo) si pongono ed ha a che fare con il funziona o non funziona.
Recentemente alcune campagne sono state oggetto di censura da parte di alcune amministrazioni comunali. Mi riferisco a due recenti casi: quello dell’Atac di Roma (fig. 1)che censura una campagna ben fatta (quanno ce vo ce vo!) promossa da Current TV la TV di Al Gore; dell’azienda di abbigliamento Relish di Milano (fig. 2) che ha addirittura scatenato un incidente diplomatico con il Brasile (come se non bastasse quello più serio di Battisti) cui aggiungo quella distributore di arredo bagno barese (fig. 3), non censurata.
Alcune di queste campagne funzionano, sicuramente funzionano più per il rumore che generano piuttosto che per gli insegnamenti di Ogilvy e di tanti altri bravi colleghi italiani che ci indicano da sempre che la comunicazione che vende è quella che costruisce la marca. Altre invece puzzano di lavori fatti per compiacere chi li ha pensati e “fregare il cliente”, purtroppo non nel suo interesse.
Allora di chi è la colpa quando una campagna è brutta? Non ho dubbi è sempre di chi l’ha pensata e non di chi l’ha approvata. Che campagne sono quelle che non costruiscono la marca, che non hanno una radice valoriale forte, che compiacciono il cliente? Che marche sono quelle che propongono certi concetti/valori? Allora non stupisce che alcune pubbliche amministrazioni esercitino una censura, che benché anacronistica, appare come una funzione rieducativa di mittente e destinatario della comunicazione.
Stupire a tutti i costi è un compito della pubblicità? In barba alle più elementari regole e a quanto Ogilvy ci ha lasciato in eredità (già ma chi era costui che diceva: “non scrivere mai un annuncio che non faresti leggere alla tua famiglia. Non mentiresti a tua moglie e allora non farlo con la mia) mi pare che i pubblicitari (anche questo appare come termine desueto, agli addetti ai lavori piace comunicatori) abbiano dimenticato qual è il ruolo che hanno e quale è la responsabilità che si assumono nei confronti del committente e del consumatore.
Ora so che questo ragionamento rischia di sembrare anti-creativo o potrebbe sembrare una sterilizzazione degli slanci che persino le nuove tecnologie hanno generato in tutto coloro che fanno un mestiere che ha a che fare con il comunicare, tuttavia esiste una questione di fondo che da sempre i comunicatori in forma intima o collettiva (poco per la verità in collettivo) si pongono ed ha a che fare con il funziona o non funziona.
Recentemente alcune campagne sono state oggetto di censura da parte di alcune amministrazioni comunali. Mi riferisco a due recenti casi: quello dell’Atac di Roma (fig. 1)che censura una campagna ben fatta (quanno ce vo ce vo!) promossa da Current TV la TV di Al Gore; dell’azienda di abbigliamento Relish di Milano (fig. 2) che ha addirittura scatenato un incidente diplomatico con il Brasile (come se non bastasse quello più serio di Battisti) cui aggiungo quella distributore di arredo bagno barese (fig. 3), non censurata.
Alcune di queste campagne funzionano, sicuramente funzionano più per il rumore che generano piuttosto che per gli insegnamenti di Ogilvy e di tanti altri bravi colleghi italiani che ci indicano da sempre che la comunicazione che vende è quella che costruisce la marca. Altre invece puzzano di lavori fatti per compiacere chi li ha pensati e “fregare il cliente”, purtroppo non nel suo interesse.
Allora di chi è la colpa quando una campagna è brutta? Non ho dubbi è sempre di chi l’ha pensata e non di chi l’ha approvata. Che campagne sono quelle che non costruiscono la marca, che non hanno una radice valoriale forte, che compiacciono il cliente? Che marche sono quelle che propongono certi concetti/valori? Allora non stupisce che alcune pubbliche amministrazioni esercitino una censura, che benché anacronistica, appare come una funzione rieducativa di mittente e destinatario della comunicazione.
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Ettore Chiurazzi
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10:44 PM
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traccia: comunicazione di marca
venerdì 14 novembre 2008
la banalità del male? ad artissima
Ad Artissima (Torino) l'opera di Giovanni Morbin "Fioriera" fa parlare molto di sè (strano, no?!) e infine, venduta viene tolta in fretta e furia per sedare le polemiche. Questa è la vicenda nei dettagli, resta da chiedersi se nel nome dell'arte si possa realmente passare sopra a tutto.
L'artista, che fra i suoi lavori annovera anche una scultura dal titolo
"Forza Nuova", spiega che l'ha fatto per denunciare la banalità del male (cfr. Annah Arendt)...
L'artista, che fra i suoi lavori annovera anche una scultura dal titolo
"Forza Nuova", spiega che l'ha fatto per denunciare la banalità del male (cfr. Annah Arendt)...
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lenore
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9:35 AM
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newsletter comunicazione di marca
La Regione Puglia comunica il risparmio idrico con CaruccieChiurazzi
Può l’abuso di un diritto trasformarsi in un delitto? La risposta è sì, se parliamo dello spreco di un bene prezioso come l’acqua dolce. Questo il concetto di base della campagna sul risparmio idrico della Regione Puglia. L’obiettivo è far riflettere i cittadini sulla gravità di certi comportamenti quotidiani considerati normali, ma che invece andrebbero assolutamente evitati per non consumare inutilmente questa importante risorsa. La campagna, realizzata a seguito di una gara che CaruccieChiurazzi si è aggiudicata con il massimo punteggio, è on-air in questi giorni e prevede un mix media TV, Radio, Stampa, Outdoor e below the line.
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lenore
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7:59 AM
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traccia: a brand newsletter
giovedì 9 ottobre 2008
newsletter comunicazione di marca

CaruccieChiurazzi va in mostra a "Torino World Design Capital 2008"
Ci sono momenti della vita professionale di chi si occupa di creatività per mestiere, in cui un rifiuto può arrecare dispiacere, perchè sembra mettere in dubbio le proprie capacità e competenze anche se si sa di avere fatto bene il proprio lavoro. Ebbene, ora possiamo dirlo, anche ciò che i committenti rifiutano per svariati motivi, può meritare un riconoscimento. È proprio così che "Creatives are Bad" , la mostra nazionale di campagne rifiutate, ha selezionato due lavori di CaruccieChiurazzi che saranno presentati a dicembre al Torino World Design Capital 2008. Si tratta di due campagne, una stampa e una affissione realizzate per D'introno (catena retailer nell'arredo bagno) e GTS (logistica intermodale).
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lenore
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3:45 AM
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traccia: a brand newsletter
newsletter comunicazione di marca

Daken il nuovo brand di accessori per veicoli industriali si presenta a IAA ad Hannover
Daken, azienda operante nel segmento degli accessori in plastica per veicoli industriali, per cui CaruccieChiurazzi ha curato la definizione della brand identity e del posizionamento a partire dal design del marchio, si è presentata con i suoi prodotti al più importante appuntamento mondiale dei veicoli industriali e commerciali. Si tratta di IAA di Hannover che si svolge dal 25 settembre al 2 di ottobre e raccoglie la presenza dei più importanti brand dell'automotive, a cui Daken si è presentata con uno stand di grande effetto che ha incuriosito i visitatori. Il marchio Daken è diventato ambiente tridimensionale per accogliere le relazioni con il pubblico della fiera.
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lenore
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3:34 AM
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